La riscoperta di un sogno
Dopo essere cresciuto praticando diversi tipi di sport sia individuali che di squadra, sia al livello agonistico che per puro divertimento ed avendo scelto di intraprendere la strada dell’Università per far contenta la mamma (e finendola unicamente per atto di volontà e non certo per interesse o passione), mi sono ritrovato dopo qualche anno a dover convivere con sempre meno sport e sempre più “doveri” e “obblighi” che non condividevo al 100%. Ma negli ultimi 5-6 anni, successivamente al ritiro dal Rugby, mi sono ritrovato a vivere “un pò” contro natura e specchiandomi non mi riconoscevo più… l’Università, il tirocinio, gli esami di stato, la professione, il dottorato, le pubblicazioni, le docenze, ecc. sono solo un susseguirsi di eventi concatenati che materializzano la gavetta e le energie profuse (sprecate?) sul lavoro, lo studio, la ricerca…ma alla fine, guardandomi, ho visto un uomo che passa il tempo a disperdere energie su cose di cui non ha un reale interesse, a dare importanza a ciò che importante non è, a ritenere normale ciò che gli usi, la consuetudine, gli schemi sociali, l’impostazione canalizzata del mondo e dei “valori” dipingono come “normale” ma che normale assolutamente non è…anche fisicamente non mi sentivo più lo stesso e stavo rischiando di diventare il classico colletto bianco “impicciato” con il sedere a forma di sedia perché il lavoro è la massima attività che svolge durante la giornata, la settimana, il mese, la vita ed è l’unica cosa di cui si sa occupare, parlare e per cui si stressa, si arrabbia e da cui magari riceve più frustrazione che gratificazione…che tristezza… non mi voglio trasformare nel solito squallido personaggio che si autoconvince che il lavoro è bello e appagante (a meno che non sei un astronauta, uno scienziato, un fisioterapista che rimette in piedi le persone o un medico che salva delle vite, o una figura che veramente svolge qualcosa di utile o realmente piacevole o stimolante…) e che soccombe passivamente alla quotidianità per altri 40 o 50 anni… fare ciò che si “deve” va bene (il lavoro, cmq, nobilita l’uomo…), ma si DEVE fare anche ciò che si Vuole e che è nella nostra natura! Si deve riproporzionare il tempo, ciò che si “deve” fare non può essere il “massimo” della giornata (certo in termini di mera quantità di ore alla fine lo sarà purtroppo…) il nostro massimo deve essere altro …giù la maschera, via la giacca e la cravatta (che ho sempre odiato e ritenuto ridicole!), basta pensare solo al lavoro (salvo non sia la nostra naturale vocazione ovviamente!) come tutti quelli che non sanno, o non riescono, a fare altro … Io non sono così! Mi servivano nuovi stimoli e motivazioni…lo sport (ma quello vero!) e la natura mi hanno ridato ossigeno, coniugarle in un unico obiettivo cui finalizzare le energie ha riequilibrato la mia vita, ho solo dovuto seguire le emozioni, le sensazioni e l’istinto (la parte più vera e spontanea di una persona) per ritrovare me stesso, Riscoprire un sogno e “la vita che volevo”. Ho ripreso a sognare e a vivere, ho ridistribuito il peso e l’importanza ai vari aspetti della vita e del mondo ed ora già sto meglio, molto meglio, perché non si deve mai smettere di sognare altrimenti si inaridisce…non mi arrabbio più per cose inutili, non soffro più lo stress causato dalla “normale” quotidianità e poi, anche grazie a Stefano che mi ha ispirato e mi è stato di esempio, ho fissato l’obiettivo, ho pianificato, ed ora devo solo lavorare duro e credere in me stesso per raggiungere il risultato! Dovevo solo ricordarmi di ascoltare me stesso, di seguire il mio istinto (che è la cosa più naturale!). Godere, anche in allenamento, della meravigliosità della natura, assaporare l’equilibrio che si instaura tra uomo e natura quando l’uno mette alla prova se stesso immerso negli scenari, negli odori e nei suoni dell’altra… ed è in quei momenti di fatica, ma di gioia, che puoi pensare indisturbato a chi sei e cosa sia veramente importante… In un mondo così frenetico, materialista, soffocato da una meschina falsa competizione e che sta correndo disordinatamente verso un assurdo autoannientamento, correre, allenarsi, fare sport nella natura è come vivere al rallentatore! Puoi vedere cose che difficilmente si vedono, sentire cose che difficilmente si provano, riflettere, pensare, ritenere e ponderare meglio quello che veramente ha valore e importanza per te … Allenarsi di notte, salendo nel bosco fino in cima alla montagna, ti fa sentire letteralmente la natura addosso! L’aria sembra acqua che ti avvolge completamente ma che ti fa respirare, la neve in cui sprofondi non ti avverte mai quanto possa essere soffice, profonda e fredda, il vento sembra soffiare più forte e alza il suo tono nella notte, gli odori sono più intensi, i rumori degli animali che si muovono intorno ma che non si vedono sembrano sempre più vicini, i lupi ululano alla luna che ti guida e sembra accendere la neve, tutto è amplificato dal buio durante la notte e si assapora intensamente l’abbraccio della natura…e tu ricordi chi sei! L’uomo, con le sue risorse più inesplorate, è parte integrante della meravigliosa grandiosità della natura e deve trovare l’equilibrio con essa … L’obiettivo che mi sono posto è quello di scoprire ogni angolo nascosto in me stesso e di ammirare e godere delle meraviglie di cui il mondo è ancora pieno, il cielo stellato in mezzo ad un deserto, l’aurora boreale che incornicia una foresta remota e si riflette su un lago ghiacciato…




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